Il blog

22
FEB
2012
Psicheanima

PUBBLICA IL TUO ARTICOLO SU PSICHEANIMA.IT

 

Da oggi sino al 29 febbraio 2012 verranno selezionati i migliori articoli che vorrete inviarci per la pubblicazione (con indicazione dell'autore e sintesi biografica) sul sito www.psicheanima.it

 

Gli articoli dovranno contenere da un minimo di 1500 a un massimo di 5000 caratteri e dovranno essere in formato .doc o .docx

 

Il tema degli articoli dovrà riguardare uno dei seguenti argomenti: psicologia, psicoanalisi, psicologia analitica, biografie di personaggi illustri della psicoanalisi (sarà particolarmente gradita una breve biografia di Freud), patologie.

 

Non saranno considerati lavori già reperibili in rete o comunque non originali.

 

Gli articoli selezionati e sottoposti a verifica ed eventuale modifica redazionale, verranno pubblicati nella sezione del sito più adatta al tema.

 

Si possono inoltrare i propri lavori all'indirizzo email: info@psicheanima.it

 

 

 
 
 
 
 
20
FEB
2012
Psicheanima

ABA è a NAPOLI- Associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia, la bulimia e i disordini alimentari

 

Ora ABA (l'Associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia, la bulimia e i disordini alimentari) è anche a Napoli!
Attualmente l'ABA è presente in diverse città italiane.


In ABA ci sono circa 100 persone che lavorano nei Centri Associati distribuiti sul territorio nazionale. Sono psicoanalisti, psicoterapeuti, gruppo analisti, psichiatri e medici internisti che hanno un approccio psicodinamico-psicoanalitico.

 

Per ogni informazione n. verde 800165616

 
 
 
 
 
12
FEB
2012
Psicheanima

Gregory Bateson e Jung

 

"Forse non tutti sanno che"...Gregory Bateson (1904-1980) firmò alcuni suoi scritti con il nome di " Basilide" uno gnostico del II secolo e si rifece dichiaratamente al pensiero di Jung ( Angels fear, uscito postumo nel 1987, vedi introduzione e seguenti) in molte delle sue riflessioni. In particolare Bateson fu attratto e ispirato dalla teoria degli archetipi, inoltre, dopo la lettura dei "Septem Sermones ad Mortuos" (1916) di Jung, scrisse: "Il libro di Jung sottolineava la differenza tra il Pleroma, il mondo puramente fisico governato solo da forze e urti, e la Creatura, il mondo governato da distinzioni e differenze. Mi divenne chiarissimo che c'è una corrispondenza tra i due insiemi di concetti e che non ci possono essere mappe nel Pleroma, ma solo nella Creatura. Ciò che porta dal territorio alla mappa è la notizia di una differenza, e a quel punto mi resi conto che la notizia di una differenza era sinonimo di informazione."  - e aggiunge in seguito - "nel solco della differenza tracciata da Jung (...) otterremo in questo modo un diverso punto di partenza per l'epistemologia, molto più costruttivo della differenza tra spirito e materia. In luogo del vecchio dualismo cartesiano voglio parlare della natura del processo mentale, del pensiero nel senso più ampio del termine e della relazione tra pensiero e mondo materiale...".

 
 
 
 
 
05
FEB
2012
Psicheanima

Anoressia e omertà alla Scala di Milano

Mariafrancesca Garritano, etoile della Scala di Milano è stata licenziata per aver parlato contro l'anoressia. Il nostro più grande e incondizionato sostegno a Mariafrancesca per il suo coraggio.

 
 
 
 
03
FEB
2012
Psicheanima

Differenze di genere e cervello umano: 

Perché quando lui si fa la doccia lascia un lago sul pavimento, e lei occupa il bagno per un secolo?

 

Il tema va trattato con delicatezza politica poichè alcuni, a volte dietro motivi di fondo puramente ideologici, temono che la differenza di genere (ormai acclarata) possa portare a ulteriori discriminazioni (si parla di "neurosessismo"). In realtà, la differenza di genere si aggiunge alle differenze individuali (cultura, esperienza e personalità), il cui mix ci consente di avere una varietà pressoché infinita di individui praticamente "unici" o quasi. Ai fini lavorativi ovviamente la questione si complica, ma certamente anche le differenze di genere (oltre quelle culturali), come vedremo di seguito, possono tentare di spiegare alcune polarizzazioni (quante donne scelgono di diventare ingegneri? Come mai pochi uomini scelgono di insegnare a scuola o di diventare assistenti sociali?).

‐          "Forse non tutte le donne sanno che: 
• Lui va in paranoia ogni volta che deve caricare sull'auto i pochi, indispensabili bagagli che Lei ha preparato per il weekend fuori città.

‐          Forse non tutti gli uomini sanno che: 
• Lei soffre come se lo vedesse sfregiare la Gioconda quando Lui straccia con indifferenza la carta in cui con tanto amore ha avvolto il regalo.

‐          perchè le donne vedono un capello biondo sulla giacca del compagno a dieci metri di distanza, ma sbattono contro lo stipite del garage ogni volta che ci entrano?

‐          Perchè le donne chiedono sempre il parere del partner per poi dargli torto quando lui lo esprime?"

Allan e Barbara Pease, marito e moglie, sono due psicoterapeuti australiani e hanno provato simpaticamente a fornire alcune risposte a queste e altre domande, basandosi anche su studi recenti derivanti dalle ricerche nelle neuroscienze, oltre che sulla biologia, la sociologia e l'antropologia. Hanno scritto sei bestseller tradotti in trentasei lingue, che hanno venduto oltre quattordici milioni di copie in tutto il mondo. Tra i più famosi ricordiamo: "Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere?" e "Perché gli uomini lasciano sempre l'asse alzata del water e le donne occupano il bagno per ore?".

Cervello maschile e femminile differiscono per anatomia e funzionalità. Il dibattito sulle origini di queste differenze, se siano dovute a fattori evolutivi o strutturali, è ancora aperto. Quel che è acclarato, è che da questa diversità derivano alcune fondamentali differenze di genere, che si traducono in un diverso modo di comportarsi, di reagire agli stress, di ammalarsi. Questa evidenza, a lungo sottovalutata dagli stessi neuroscienziati soprattutto per motivi ideologici, si è definitivamente imposta all'attenzione dei ricercatori grazie alle nuove tecnologie di brain-imaging, che hanno permesso di osservare il cervello durante il suo funzionamento. Si è così capito che la diversità fra uomini e donne comincia molto prima che l'educazione e gli orientamenti culturali producano i loro effetti.

Uomini e donne sono sottoposti a pressioni evolutive diverse e a separare i due sessi c'è un solco profondo, sosteneva Darwin. Tesi smussata in tempi recenti. Nel tentativo di raggiungere posizioni politically correct, infatti, negli ultimi anni ci si è dati da fare per sfumare le differenze e declassare al rango di boutade la tesi secondo cui "le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte" (John Gray, Houston University) . A riportare i due pianeti alla giusta distanza ci pensa ora uno studio italiano uscito su "Public Library of Sciences" che mostra che lo scarto fra i sessi esiste. La ricerca è stata condotta su un su un campione molto vasto: 10 mila persone

La ricerca è stata condotta da Marco Del Giudice (psicologo e neuroscienziato dell'università di Torino) con due colleghi della Manchester Business School su un campione di 10mila americani su 15 diversi tratti della personalità.

La ricerca torinese ribalta quello che era considerato l'ultimo grido in fatto di studi sui rapporti fra uomini e donne. Dall'università del Wisconsin nel 2005 la ricercatrice Janet Shibley Hyde aveva infatti scritto in maniera molto assertiva che "maschi e femmine sono uguali, fatta eccezione per piccole variabili psicologiche". 

Il risultato, è che "i profili di personalità tipici dei maschi e delle femmine si sovrappongono solo per il 10-20 per cento. Si tratta di una differenza di grandi dimensioni, anche se ovviamente parliamo di profili statistici che non descrivono le singole persone.

Gli studi che misurano le differenza uomo/donna servono per capire se queste differenze ci sono e se in ultima analisi abbiano una base fisiologica (genetica) o culturale.

Uno dei grandi nodi da sciogliere nelle nostre società moderne è infatti la questione di genere sulle carriere professionali e ancora a monte su quelle scolastiche e formative in genere. Esiste tuttora grande disparità, per esempio sono di meno (parlando in maniera totalmente grossolana) le donne che scelgono carriere scientifiche rispetto agli uomini. Come dire, alle donne non piace la matematica. Forse perché non sono portate? La questione è molto delicata e va valutata in un quadro ampio che tenga conto dei fattori culturali. Quello che preoccupa nel divulgare senza le dovute argomentazioni notizie di questa portata, è la semplificazione dei ragionamenti e il rischio di incatenare i generi in differenze prestabilite o peggio di generalizzare ai singoli individui differenze che appartengono a classi o categorie di individui.

 

 
 
 
 
 
26
JAN
2012
Psicheanima

Il "simbolo" nella psicoanalisi freudiana e junghiana

 

Una breve distinzione può rendersi innanzitutto utile tra: archetipo e manifestazione archetipica. Mentre il primo non può essere definito né osservato, poiché appartiene alla struttura stessa dell'inconscio collettivo, la sua manifestazione può invece essere colta e si presenta come simbolo.

Il simbolo, è per Jung una manifestazione dell'archetipo inconoscibile. Questo, a differenza dell'archetipo, può essere conosciuto, ma anch'esso non può essere definito in maniera univoca e stabile. L'etimologia della parola simbolo, ci riconduce alla sua densità originale. Il termine greco symballein, si riferiva al mettere (ballein) assieme (syn). Questa parola era riferita ad una conchiglia o un coccio, che spezzata veniva divisa tra due persone che potevano ritrovarsi solo facendo combaciare le parti che originariamente erano state divise. Il ricomporre l'unità, è la caratteristica propria del simbolico e del simbolo. Nel simbolo, riconosciamo quel trait d'union che riconcilia l'inconscio collettivo, di natura archetipica, con le possibilità personali. In questo senso, la manifestazione dell'archetipo è di natura simbolica ed ha carattere personale.

Vediamo, prima di spingerci oltre, che tipo di suggerimenti utili alla comprensione del simbolo possiamo trarre dalla linguistica:

L'allegoria, viene spesso erroneamente assimilata al simbolo, così come la metafora o l'emblema.

La distinzione principale è che queste figure retoriche, non hanno nel loro significato un valore diverso dal significante, ma se ne propongono come sostituti. Così, il leone, può rappresentare allegoricamente il coraggio o la forza, la bandiera essere l'emblema di una nazione o di uno stato, e così via.

Questi sono strumenti propri della comunicazione fine, ma non escono dalla loro appartenenza all'universo semantico del "segno", che è il sostituto di un significante con un altro dal medesimo significato.

La natura del simbolo, è invece per sua origine riconducibile ad una polisemia di significati.

Il simbolo svela solo un aspetto del significato originario, ad esso è sempre rapportabile il suo aspetto bilaterale.

Freud, fu il primo ad elaborare una lettura psicologica del simbolo. Nella sua teoria, lo intese come il modo indiretto dell'inconscio, di rappresentare i desideri inaccettabili rimossi dall'Io. Anche nell'accezione freudiana, notiamo il duplice volto del simbolo. Esso è contemporaneamente via d'accesso privilegiata (tramite il suo manifestarsi nel contenuto dei sogni e delle fantasie) all'inconscio, sia via di fuga dei contenuti rimossi dall'Io. Mentre i desideri inconsci trovano un velo nel loro rappresentarsi come simboli, altrettanto però li possiamo svelare solo grazie al loro affiorare come simboli nei sogni e nei sintomi.

Questa caratteristica bipolare, rende il simbolo capace di connettere dialogicamente l'inconscio ed il cosciente.

Freud, pur avendo introdotto il simbolo nella dimensione clinica psicologica, non compì quel salto che consentì con Jung la ricollocazione del simbolo come non connesso ad un significato specifico. Il simbolo di Freud, è un segno che indica l'appartenenza di un'immagine alla sfera del rimosso, è dunque un sostituto di una realtà. Jung, al contrario, non intende il simbolo come sostituto di alcuna realtà, è esso stesso realtà psichica in quanto contenitore del possibile e dunque anche del potenziale trasformativo.

L'archetipo dell'inconscio collettivo, si traduce in simbolo nella psiche individuale, questo simbolo, si rappresenta in quella determinata forma per mezzo delle esperienze individuali e soggettive di colui che lo produce. Per questo, nella tecnica d'interpretazione Junghiana, non è assolutamente possibile riferirsi ad un simbolo nei sogni senza tenere conto di chi è il sognatore, anche se i motivi tipici di quel dato simbolo possono appartenere ad un tema di origine collettiva.

E' proprio sul terreno del simbolo che il dissidio metodologico e teorico tra Freud e Jung assume caratteri serrati. Infatti, se per Freud era possibile risalire ad un significato rimosso tramite l'affiorare del simbolo, con l'ausilio del metodo riduttivo proprio della psicanalisi, per Jung il simbolo è portatore di quella poliedrica multiformità d'immagini che lo rende capace di riconnettere l'individuo alla complessità delle rappresentazioni collettive. Freud, cerca di ritrovare gli elementi soggiacenti partendo dalla complessa rappresentazione simbolica; Jung, parte invece dall'elemento semplice che si manifesta simbolicamente, per seguirne la scia. Il simbolo, riconduce alla complessità dell'archetipo da cui deriva, e permette il ricollocamento del singolo nell'ambito della collettività alla quale egli stesso appartiene.

Lo strazio della patologia, è proprio nella lacerazione, apparentemente insanabile, che si sperimenta nei confronti dell'altro. La solitudine inesprimibile del sentirsi diversi ed alienati. Si è sprofondati nell'impossibilità comunicativa e destinati all'esilio, all'emarginazione dal contesto dei "sani".

La definizione del simbolo, il suo essere ricondotto ad un significato, porta con se la morte del simbolo stesso, simbolo che è esso stesso vivo e generatore di significati sempre nuovi.

L'aliquid stat pro aliquo del simbolo freudiano, cede il passo alla natura del simbolo come tertium non datur. Nella riformulazione junghiana del simbolo dell'incesto, troviamo l'esemplificazione di questa differente visione della natura e delle possibilità umane. Freud riteneva che l'immagine dell'incesto, legata al complesso edipico, fosse in rapporto con i desideri incestuosi arcaici del bambino. L'osservazione dei processi transferali tra analista e paziente, portò Jung a notare quanto questi desideri inconsci fossero effettivamente attivi e presenti anche in seguito. Se Freud vede in ciò la sostituzione, nevrotica, di un desiderio rimosso, Jung vi osserva il riproporsi di un motivo archetipico collettivo. Lo stesso motivo è più volte presente nei miti e nelle culture nella forma di: ritorno ad un passato simbiotico ed appagante. Il motivo della sizigia maschile/femminile, la riunificazione degli opposti e la fusione in un'unità primordiale, sono costanti che segnano lo sviluppo di ogni essere umano. In questo senso, la tecnica utilizzata nell'interpretazione dei simboli e del contenuto dei sogni, oltre che riduttiva è detta amplificativa.

Se il limite dell'uomo è legato alle possibilità molteplici degli archetipi che preformano, non si coglie un limite nella possibilità di espressione degli archetipi stessi.

Il sintomo è una corazza che è destinata a morire quando ne viene svelato il valore simbolico. Questo accade proprio perché il simbolo viene nuovamente rimmesso nel processo trasformativo. La maggiore difficoltà per la terapia, consiste appunto nel permettere al soggetto di riappropriarsi della vitalità del simbolo, che è imprigionato nella forma sintomatica che lo trattiene. Sbloccando il sintomo, che è una letteralizzazione del simbolo, il tertium, potrà continuare ad operare come tramite tra gli opposti inconscio/conscio, permettendo uno scambio dialogico fluido e dinamico tra loro.

La posizione prospettica assunta dal simbolo junghiano, consente all'uomo di trovarsi ad essere portatore di un destino che si è compiuto, ma che attende il proseguimento in una storia che appartiene al futuro e non imprigiona senza scampo l'individuo nell'inesorabile giogo del passato. Il nucleo vitale che collega l'attimo che fu al futuro, è il possibile celato nel simbolo.

 
 
 
 
 
08
JAN
2012
Psicheanima

TU

Jorge Luis Borges  (1899 – 1986)

"Un solo uomo è nato, un solo uomo è morto sulla terra

Affermare il contrario è pura statistica, è un'addizione impossibile.

Non meno impossibile che sommare l'odore della pioggia e il sogno che hai sognato ieri notte.

Quell'uomo è Ulisse, Abele, Caino, il primo uomo che ordinò le costellazioni, l'uomo che innalzò la prima piramide, l'uomo che scrisse gli esagrammi del Libro dei Mutamenti, il forgiatore che incise rune sulla spada di Hengist, l'arciere Einar Tamberskelver, Luis de Leon, il libraio che generò Samuel Johnson, il giardiniere di Voltaire, Darwin sulla prua del Beagle, un ebreo nella camera letale, un giorno tu e io.

Un solo uomo è morto a Ilio, nel Metauro, a Hastings, ad Austerlitz, a Trafalgar, a Gettysburg.

Un solo uomo è morto negli ospedali, sulle navi, nell'ardua solitudine, nella camera dell'abitudine e dell'amore.

Un solo uomo ha guardato la vasta aurora.

Un solo uomo ha sentito sul palato la freschezza dell'acqua, il sapore della frutta e della carne.

Parlo dell'unico, dell'uno, di colui che sempre è solo».

 

Da Wikipedia: Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo, noto come Jorge Luis Borges (Buenos Aires24 agosto 1899 – Ginevra14 giugno 1986), è stato uno scrittoresaggistapoetafilosofo e traduttore argentino.

È ritenuto uno dei più importanti e influenti scrittori del XX secolo, ispirato tra gli altri da Macedonio FernándezRafael Cansinos Assens, dalla letteratura inglese (ChestertonKiplingStevensonWellsDe QuinceyShaw), dalla germanica (SchopenhauerHeineKafka) e dal Taoismo. Narratore, poeta e saggista, è famoso sia per i suoi racconti fantastici, in cui ha saputo coniugare idee filosofiche e metafisiche con i classici temi del fantastico (quali: il doppio, le realtà parallele del sogno, i libri misteriosi e magici, gli slittamenti temporali), sia per la sua più ampia produzione poetica.

 
 
 
 
 
07
JAN
2012
Lucy Van Pelt 64

finalmente un sito interessante.... complimenti seguirò questo posto volentieri!!!

 
 
 
 
02
JAN
2012
Psicheanima

Togliere la legna da sotto la pentola

 "Non opporsi direttamente alla forza, ma ritirarle il punto d'appoggio."  

Dal Libro dei 36 Stratagemmi.

 

"Restando sul suo dorso la tigre non può mordere."  - Dal Libro dei Mutamenti (I Ching – Yijing).

 

Anche se una forza è inattaccabile si può sempre esaurire la sua fonte. Nell'arte militare gli attacchi portati contro le basi delle retrovie , le cisterne, gli oleodotti, fanno parte del metodo "togliere la legna da sotto la pentola dell'avversario."

 

" Chi è in condizione di vedere la propria Ombra e di sopportarne la conoscenza ha già assolto una piccola parte del compito..." (Jung)

 

YODA: Corri! Sì, sì. Il vigore di un Jedi scaturisce dalla Forza. Ma attento al lato oscuro. Rabbia, paura, violenza: sono loro il lato oscuro. Veloci ti raggiungono quando combatti. Se anche una sola volta la strada buia tu prendi, per sempre dominerà essa il tuo destino. Consumerà te, come consumò l'apprendista di Obi-Wan.
LUKE: Fener. Il lato oscuro è più forte?
YODA: No. No. No. Più rapido, più facile, più seducente.
LUKE: Ma come distinguo quello cattivo dal buono?
YODA: Lo imparerai. Quando sei calmo, in pace, passivo. Un Jedi usa la Forza per saggezza e difesa, mai per attaccare.
YODA: La grandezza non conta. Guarda me, giudichi forse me dalla grandezza? Non dovresti farlo infatti, perché mio alleato è la Forza, ed un potente alleato essa è. La vita essa crea ed accresce. La sua energia ci circonda e ci lega. Illuminati noi siamo, non questa materia grezza! Tu devi sentire la Forza intorno a te. Qui, tra te, me, l'albero, la pietra, dovunque.

 

Secondo il principio fondamentale dell'Aikido, dobbiamo arrenderci alla forza che ci raggiunge in modo che non possa danneggiarci; nel contempo cerchiamo di cambiare la sua direzione spingendola da dietro invece di opporre una resistenza frontale."

Il praticante dell'Aikido non si oppone mai alla forza dell'avversario. Al contrario, devia quella stessa forza allontanandola da sé.

Applichiamo lo stesso principio ai problemi che si manifestano nella vita quotidiana, un buon praticante di Aikido è sfuggente come la verità dello Zen: si rende simile a un koan, un rompicapo, che diventa ancora più enigmatico a ogni tentativo di risolverlo.

Un buon praticante di Aikido è come acqua: scivola via tra le dita di chi cerca di afferrarlo.

 

William Blake:

« Tyger! Tyger! burning bright
in the forests of the night,
What immortal hand or eye
Could frame thy fearful symmetry? »

 

« Tigre! Tigre! Brucia di splendore
nelle foreste della notte,
quale mano o occhio immortale
formò la tua agghiacciante simmetria?  »

 
 
 
 
 
22
DEC
2011
Alessandro Raggi

Auguri di buon Natale.

E' una frase semplice, ma quando è detta con intenzione sincera, questo augurio diventa potente e promettente. E' l'augurio di una nascita, di un messaggio nuovo e diverso che può veder luce nel profondo della vostra Anima, nella vostra vita, nella vostra psiche. E' un augurio che può accomunare cristiani e non cristiani: la festa del "Sol Invictus" del solstizio d'Inverno, di Aion - l'Infinito - generato dalla vergine Kore, di Mitra partorito in una grotta il 25 dicembre e ricordato per i suoi miracoli e il suo supplizio da cui risorse. Un albero sempreverde, da cui gemmano frutti nuovi. Il Natale ritorna sempre, come il Sole dopo aver compiuto il suo giro riporta la luce del giorno , un nuovo giorno, che prende il posto della notte. Il Natale è l'eterno ritorno.

La vittoria del Sole, che nasce dopo le tenebre, è un Natale che si rinnova ogni giorno, ma il 25 dicembre di ogni anno il simbolo del Natale si concretizza nella partecipazione di milioni di individui al mistero della Natività, con tutte le sue valenze archetipiche. 

Anche nel nostro cuore può esserci un Natale, anche nella nostra Anima, ed è questo l'augurio che vi faccio: auguri di buon Natale.

 
 
 
 
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