Aldo Carotenuto, è stato uno dei più noti psicoanalisti junghiani italiani a livello internazionale. Alcune sue opere sono tradotte in francese, inglese, tedesco, spagnolo, greco, portoghese e giapponese. È stato membro dell'International Association of Analytical Psychology e dell'AIPA, per la quale ha svolto attività didattica. L'intensità narrativa delle sue opere e lo stile chiaro ed appassionato, ne hanno fatto un divulgatore del pensiero junghiano apprezzato tra i giovani quanto tra gli esperti del settore, dove pure non gli sono mancate alcune disapprovazioni. Il suo pensiero si è soffermato principalmente sul rapporto tra patologia e creatività, psicoanalisi e letteratura, e sulla relazione tra analista e paziente. Si è spinto con grande coraggio a sottolineare nel suo lavoro "Diario di una segreta simmetria - Sabina Spielrein tra Jung e Freud" (Roma, Astrolabio, 1980) l'inautenticità della relazione neutrale tra paziente ed analista, suscitando non poco scalpore tra i suoi critici.
La psicoanalisi e l'arte per Carotenuto, pongono l'individuo di fronte ad una tensione per molti aspetti simile, dove solo la soluzione creativa può aiutarlo a liberarsi sia dai blocchi nevrotici che dal conformismo. Il dolore e la sofferenza psicologica, che accomunano l'artista e l'individuo nevrotico, sono per Carotenuto indicatori di una pregnanza psicologica e di uno spessore psichico, che contengono in se l'energia per condurre ad un pieno riscatto individuativo dell'esistenza umana. Carotenuto parlava della "sua ferita" psicologica, come di quell'elemento unico, di profondità emotiva, che avrebbe consentito l'approfondimento psicologico necessario a trasformare il dolore in strumento creativo. Un modo di vivere privo di depressione psicologica, unicamente teso all'evitamento della sofferenza, rischia di essere banalmente piatto e rischiosamente patologico, oltre che di privare l'esistenza di quelle dinamiche creative attraverso le quali si può creare il senso della propria vita.
"La possibilità di risolvere un problema è spesso legata alla facoltà di pensare il problema stesso sotto differenti prospettive. Un modo più specifico per capire ciò che intendo consiste nel considerare la sofferenza psicologica come una domanda che richiede urgentemente una la risposta. La sofferenza però, non può essere diretta né univoca, proprio per la soggettività di colui che interroga e si interroga. Appare invece più probabile che la sofferenza costituisca una domanda aperta e che, in virtù di una tale apertura, l'esplicitazione di una possibile soluzione si dissolva fatalmente in menzogna. Ora, secondo la mia visione del mondo e la mia esperienza analitica, la creatività può costituire la risposta più ampia, pregnante, meno diretta, meno specifica, alla sofferenza psicologica (...) La creatività è un orizzonte. Potremmo vivere immersi in questo mondo o vivere in mille mondi possibili. La creatività e la risposta che apre."
(Carotenuto)
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