Alessandro Raggi (Ed. IL FILO - 2007)
LA FERMATA
Dai vetri del retro di un autobus
l'ho vista per la prima volta.
Parlavamo di Mesmer
dei suoi trucchi
e delle nuove vie dell'ipnosi
che m'ha insegnato una strega;
io ne raccontavo meraviglie
all'immagine di mio padre incuriosito.
Si sono spalancate assieme:
le porte pneumatiche
le palpebre rosa fumetto.
Cipria colorata nel mio sistema limbico
e luce verde fondobottiglia che l'illuminava
nella sua auto American Graffiti dai grandi fari.
Ho visto per la prima volta una fata.
Me l'immaginavo diversa
con le ali, forse la bacchetta magica
a forma di stella sulla punta
e trasudante purezza.
La mia prima fata
dal caschetto di capelli verdeazzurri e mille rossetti
dispersi sul cruscotto.
Ha sorriso
e mi ha lasciato in dono
un soffio di bellezza.
Monica D'Angelo
VIAGGIO
Ho incontrato
un'anima
in un groviglio di spine.
Lontana
muta
assetata.
Ho attraversato
l'interminabile distanza
verso la penombra del cuore,
accartocciato
come una foglia d'inverno.
Mi sono spinta
nel solco di un dolore
senza riposo.
Mi sono persa
ondeggiando
in un mare di vetro.
Ho lasciato
frammenti d'infinito
all'angolo di un sogno.
Sono riemersa dal fondo
in bilico
sulla mia croce.
Occhi senza sguardo.
Mi sono specchiata.
Ho visto,
ho gioito,
ho amato,
caricando zavorre
di silenzio.
Ho abbracciato
un'ombra,
nell'attesa di un emozione
senza ritorno.
Poi l'ho lasciata andare,
in un tempo frantumato.
Venti di polvere
lampi di memoria
aculei di pianto
nella notte apparente.
Vivere l'abbandono
e abbandonarsi per vivere,
per riprendersi l'anima
derubata
intatta
leggera
elementare
immemore.
Felice di niente.