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Il Mandala come immagine del Sé
Il Mandala come immagine del Sé
  28/09/2015 - alessandro

Il processo di individuazione descritto da Jung come "fine" di ogni processo di ricerca personale, ha come meta il .

 

Il Sé, è considerato da Jung l'archetipo strutturante, la sintesi di conscio e inconscio che come tale subordina il molteplice all'Uno. In questa visione, l'Uno è l'immagine del divino che si esprime simbolicamente nel mandala.
Per questo i mandala nella loro configurazione circolare "sono luoghi di nascita, involucri da cui si nasce, fior di loto da cui emerge un Buddha", come ebbe a dire lo stesso Jung.

 

Questo principio di circolarità lo si ritrova negli alchimisti con il simbolo del serpente che si morde la coda: principio di  concepimento, nascita, trasformazione, morte, che richiama all'uroboro, principio attivo e passivo contemporaneamente. Il motivo di base del mandala è dunque l'idea di un centro della personalità: il Sé. A questa totalità appartiene in primo luogo la coscienza, poi l'inconscio personale, infine una parte dell'inconscio collettivo. 
Integrare il conscio con l'inconscio, indica la coniunctio di bene e male, materiale e spirituale, maschile e femminile, in questo senso Jung afferma che il processo di individuazione è un mysterium coniunctionis

 

La disposizione interiore alla totalità, attraverso il processo di individuazione, ha una possibilità di espressione e quindi di realizzazione, ed è già presente fin dall'infanzia. L'uomo è cioè spinto, dal Sé, a percorrere un cammino individuativo che lo porti a rendere manifesto ciò che era preesistente e cioè già contenuto nel Sé . Dice Jung che il Sé, da un lato è figlio, in quanto generato dall'integrazione dei contenuti consci e inconsci, dall'altro invece è padre, poiché sollecita l'uomo ad abbandonare la naturale dimensione di inconsapevolezza.